Disclaimer: ogni personaggio qui trattato o menzionato è proprietà esclusiva dell'autrice, Yoko Matsushita. Nessuna violazione del copyright è pertanto intesa. Questa fanfictions non è stata scritta a fini lucrativi, ma con l'unico scopo di dilettare gli utenti. Spero che sia apprezzata, ed il frutto del mio lavoro rispettato.
Blood on the floor
by Hoseki Honooko -Translated by Chiara
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Era stata una sorpresa piuttosto improvvisa.
Non che fosse indesiderata, ma comunque inaspettata.
Oriya era in giardino, aspirando boccate dalla sua pipa nella confortante aria notturna quando accadde.
Si voltò al suono di passi.
Muraki era in piedi alla porta. La sua giacca era tagliata nettamente attraverso la spalla, esponendo un taglio profondo circa quattro pollici (corrisponde a circa dieci centimetri.).
Sorrise compiaciuto mentre Oriya si alzava e gli lanciava un'occhiata calcolatrice.
-Stai da schifo.- informò Muraki casualmente.
-E' bello vederti anche per me- rispose l'altro, divertito.
Oriya sospirò, avvicinandosi all'amico. Senza dubbio Muraki aveva bisogno di lui per coprire qualcosa, probabilmente un omicidio.
-Stai perdendo sangue sul tatami- sbottò stizzosamente, indicando il pavimento. Muraki si accigliò lievemente e guardò in basso. In effetti, una chiazza di gocce cremesi marcava il suo percorso.
-Oriya, sto sanguinando. Non mi importa particolarmente del tuo pavimento.-
Oriya si accigliò.
-Beh, a me importa. E' incredibilmente difficile da pulire, lo sai. Costerà una fortuna, e lo pagherai tu.-
-Con piacere- rispose Muraki. I suoi occhi erano leggermente sfocati. Il medico crollò in avanti contro l'adirato amico. Oriya lo afferrò. L'appiccicosa e fredda sensazione del sangue sul suo petto lo fece trasalire, come pure il pensiero del conto per la pulizia del suo yukata.
-Sei un bastardo, Muraki.- borbottò, spostando il peso dell'altro sulle braccia.
-E ancora stai con me.- gli ricordò Muraki, le sue parole farfugliate leggermente.
-Beh, chi altri ti coprirebbe il culo?- gli rammentò Oriya con tono annoiato.
Muraki posò le mani sulle spalle dell'altro. Si sollevò finchè il suo volto fu a livello con quello dello stizzito brunetto. Oriya sollevò un sopracciglio.
Il medico premette fermamente le labbra su quelle dell'altro. Oriya si irrigidì. Quando Muraki si scostò, sorrise nuovamente compiaciuto.
-Lo sai che mi ami per questo.- disse. Oriya resistette all'impulso di mollare Muraki sul posto.
-Bastardo.- disse invece, Muraki ridacchiò e svenne.
-A volte pensò di odiarti.- Oriya informò il corpo abbandonato nelle sue braccia. Quasi trascinò l'amico fino ad un futon all'interno del bordello, rimuovendo sbadatamente la giacca di Muraki e gettandola a lato. Il medico aveva almeno dieci delle stesse giacche, comunque.
Oriya bendò il compagno con una sorta di irritata gentilezza.
Era deciso, e tuttavia attento a non causare ulteriori danni.
Mormorò maledizioni sottovoce mentre lavorava, alternando tra la furia contro l'amico manipolatore e la preoccupazione per la sua salute.
Dopo che ebbe finito di bendare l'uomo incosciente, Oriya ritornò in giardino. La luna stava calando, era stata piena tre notti prima.
Per dire la verità, il proprietario del bordello si era mezzo aspettato l'apparizione di Muraki. L'uomo dai capelli argentati aveva una stravagante fascino per la luna, e tendeva a fare i suoi sporchi affari quando era piena.
-Dovrei solo odiarti,- mormorò Oriya. -ma poi non te ne importerebbe comunque, perchè sei un bastardo.-
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