Disclaimer: ogni personaggio qui trattato o menzionato è proprietà esclusiva dell'autrice, Yoko Matsushita. Nessuna violazione del copyright è pertanto intesa. Questa fanfictions non è stata scritta a fini lucrativi, ma con l'unico scopo di dilettare gli utenti. Spero che sia apprezzata, ed il frutto del mio lavoro rispettato.
Hard
by Kyio
~~*~~
Non mi ero mai reso conto di quanto i tuoi capelli fossero soffici.
Come tutto di te, li guardavo con una patina apposita posta tra me e te, in modo non potessi cogliere nulla di meraviglioso, in modo da non innamorarmi più di nessuno. Non potevo permettere a nessuno di colpirmi ancora, non dopo Tsubaki.
Tsubaki era molto, per me. Condividevamo l'essere giocattoli tra le mani di Muraki, ed io lo consideravo incredibilmente importante, uno dei pochi legami che forse sarei riuscito a conservare nel tempo. Sapevo anche che non l'avrei più rivista dopo quella notte, ma non potevo fare a meno di credere che la nostra vicinanza sarebbe rimasta intoccata, persino nella mia morte. Quando morì, non potei che constatare l'ennesimo vuoto.
Ci ho messo molto, prima di rendermi conto quale differenza ci fosse veramente tra te e lei. Cos'è speciale, nel nostro rapporto, è che non siamo entrambi vittime di Muraki. O almeno, lo pensavo prima d'ora. Forse, siete così diversi perché Tsubaki si preoccupava più della sua sofferenza che della mia; altrimenti, non mi avrebbe confessato d'aver cercato di costringersi ad innamorarsi di me, per dimenticare Muraki. E ciò che più ha bruciato, è stato sapere non ci fosse riuscita. Non facevo che chiedermi come poteva preferirlo a me, e faceva un male da morire.
Ma poi, ho realizzato solo ora, è cambiato qualcosa nel tuo modo di guardarmi, e già allora, nonostante tutto, seppi vagamente, nel fondo della mia coscienza, che non avrei saputo resisterti, che per me eri troppo da reggere. Che sarei morto, nel tentativo di allontanarti.
Le barriere sono crollate senza che me ne accorgessi. Ed è strano pensare me ne sia reso conto solo allora, mentre eri adagiato contro di me nel silenzio, un fioco lampione a disegnare luce ed ombre tra la neve.
La differenza era insostenibile. Non ti sei mai preoccupato di quanto tu potessi soffrire, né di quanto potesse farti male non avermi con te quando ti rifiutavo. Io ero infinitamente più importante, e questo mi lacerava, mi confondeva, e mi distruggeva ogni volta che mi guardavi.
Non avevo bisogno di essere empatico per rendermi conto di quanta accettazione e bisogno ci fosse nel tuo sguardo, potevo vederlo. Era lì, davanti ai miei occhi, e non potevo sopportarlo perché mi ricordava la mia debolezza. Perché non potevo ricambiare la tua comprensione, perché non conoscevo il tuo tormento, e perché tu me lo negavi. Non potevo credere non ti fidassi abbastanza, ed al contempo, non riuscivo a fartene una colpa, perché la mia gratitudine per esserti preso cura di me me lo impediva.
-Sono umano, Hisoka?-
Non mi sono mai reso conto del tuo io, né mi sono mai accertato di ciò ch'era oltre le tue mille maschere. Cercavo sostegno, ma non l'ho mai ricambiato, e fingevo vigliaccamente d'ignorare il vuoto nei tuoi occhi, fingendo di non vedere ciò che gli altri vedevano e credevano non comprendessi.
Mi sforzavo di non amarti, per non essere ferito.
Solo ora ho realizzato quanto questo ti abbia fatto sentire ripugnante, distante dalla realtà e dalle sue sfumature. Quanto ti abbia fatto credere d'essere nero, senza ombre grigie, una sola, unica macchia scura in un mare di luce.
Ed ora?
Ora che so, è troppo tardi. Ora che vorrei soltanto piangere contro di te, sfogare la mia debolezza, mostrarti quanto sia inutile amarmi, tu sei distante, e non ci sarà certo modo per me di farti tornare indietro. Che diritto ho di farlo?
Eppure, non ho nemmeno il diritto di abbandonarti. Né ho l'intenzione di lasciarti a Muraki, quando non sono mai riuscito a proteggerti, nemmeno dopo la miriade di occasioni in cui tu l'hai fatto senza chiedermi nulla.
Forse, è stato questo che più mi ha sconvolto. Dopo aver imparato a mie spese che tutto ha un prezzo, mi sono ritrovato vicino qualcuno che non dava un prezzo a nulla di ciò che poteva offrire. All'inizio mi irritava, appariva talmente ipocrita ai miei occhi da non volerci credere. Dopo, mi faceva sentire male, perché non ero in grado di ricambiarlo. Semplicemente non potevo. Non volevo abbassare le mie difese, né permetterti di scoprire un punto debole, un punto dove potessi affondare nella carne senza ostacoli. Non volevo rischiare. Nemmeno se la solitudine mi avesse ucciso, continuavo a ripetermi.
Non mi sarei più fidato.
Non mi interessava quanto potessi rimanerci male, né avevo intenzione di valutare ogni volta accadesse quanto reale dispiacere fosse nelle tue emozioni, e quanto semplice disappunto per non aver scovato una debolezza. Solo pensare di appurare la verità mi faceva venire la nausea.
Non me ne fregava niente di te. Non me ne fregava null'altro che di me stesso.
O almeno, così ho continuato a credere per lungo tempo, ignorando il calore che filtrava dentro di me.
Ed ora, mentre Muraki ti porta via sotto i miei occhi, percepisco intensamente il tuo spirito rivolgersi a noi, a Watari-san e Tatsumi-san, a me. Un ultimo raggio di calore prima che si spenga del tutto.
Vorrei tanto non averti mai incontrato. Vorrei aver continuato a sentirmi un nulla, un essere inutile, una bambola rotta, piuttosto che averti ferito tutto questo tempo. E realizzare il peso che sono stato, sentire il rimpianto quasi straziante affondare nel mio corpo, bruciare la mia mente, soffocare i miei pensieri.
Ma è così difficile credere d'essere nulla, con il modo in cui mi sfiori.
In cui mi guardi.
In cui mi sorridi.
In cui mi rendi sempre partecipe d'ogni discorso, di ogni pensiero, di ogni azione, di ogni tua giornata.
Il mio rimpianto è solo quello di non aver mai prestato attenzione al modo in cui ti nascondevi, sfuggendo ad ogni domanda. O in realtà, all'aver solamente osservato i miei interessi, ignorando deliberatamente le tue ferite, per leccarne di già risanate.
E' così duro accettare che potresti non essere più nei miei occhi, domani. Che potrei perderti senza averti mai detto quanto ho bisogno di te, quanto amo ogni piccola parte di te. Perché non c'è nulla che non ami, e non c'é nulla che preferisca.
Tsuzuki wa Tsuzuki desu.
Tsuzuki è Tsuzuki.
La parte che più amo di te, Tsuzuki, sei tu. Intero, senza tagli comodi. Le tue lacrime, i tuoi sorrisi, il tuo calore, il tuo russare, il tuo ingozzarti, il tuo essere in ritardo perenne, il tuo io confusionario, il tuo raggomitolarti come un bimbo quando dormi, i tuoi incubi, la tua riservatezza.
E non c'è mondo senza Tsuzuki, non c'è Chijou o Meifu senza di te. Devi esistere ancora, per noi, per me.
Ed è per questo che verrò a salvarti.
~~*~~