Disclaimer: ogni personaggio qui trattato o menzionato è proprietà esclusiva dell'autrice, Yoko Matsushita. Nessuna violazione del copyright è pertanto intesa. Questa fanfictions non è stata scritta a fini lucrativi, ma con l'unico scopo di dilettare gli utenti. Spero che sia apprezzata, ed il frutto del mio lavoro rispettato.

About hot steam..

by Kyio

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Ogni contorno dell'intera stanza è sfocato dal vapore. E la temperatura è calda ed umida, gentile su un corpo bagnato ed esposto al freddo. La luce filtra appena da una finestra a grate, in alto sul muro, da cui si può appena sbirciare il soffitto della stanza a fianco, rischiarata a sua volta da una finestra che spia un giardino notturno.

E' un ambiente confortante. Non ci sono ombre, ed i sensi sono piacevolmente cullati dal tepore dell'acqua sulle membra contratte; non c'è nuvola in cielo, e la luna brilla così vividamente che potrebbe essere in quella stessa stanza termale. Il vapore si liquefa in goccioline quasi trasparente sulla superficie di ceramica della vasca, e l'acqua è appena increspata da un corpo che vi riposa immobile, quasi addormentato.

Dall'esterno, risuonano ed inondano la stanza due voci appena accennate, una maschia ed adulta, una più giovane e roca. Sembrano discutere animatamente, ma per qualche motivo a lui sconosciuto, evitano di alzare la voce, forse cercando di proposito di non lasciargli udire nulla, forse più probabilmente tentando di mantenere il dibattito su toni non troppo accesi.

Non che gli importerebbe, se per caso stessero deliberatamente discutendo di un argomento a cui lui è precluso. In quel momento, i propri sensi sono affievoliti nelle percezioni, e tuttavia estremamente sensibili alla marea di piacere indefinito che lambisce la sua mente. Il calore, la serenità notturna, il sollievo nella carezza dello sciabordio delle increspature dell'acqua, tutto sembra tentare di offuscare innocentemente ogni pensiero.

Se non fosse per il riepilogo accurato, anche se un pò indistinto, della giornata, probabilmente la sua testa sarebbe vuota, limitata agli istinti ed ai bisogni istintivi.

E la sua mente, quasi per giocare in un momento di debolezza, di stasi del corpo, dove non solo la carne è esposta, ma anche la percezione di sé, sembra voler insistere su un particolare di quel giorno che vorrebbe evitare, anche solo per la pigrizia di quell'istante così lontano da tutto.

Hisoka è stato il primo a fare il bagno. Tsuzuki sa che preferisce la doccia, decisamente più veloce, ma dopo una giornata come quella persino Hisoka non rinuncerebbe ad un bagno tranquillo; e comunque, riflette con un sorrisino, non vi è rimasto per più di una decina di minuti.

Tsuzuki procedeva a mantenere calda l'acqua inserendo un pezzo di legno ogni tanto nella stufa a legna, seduto a terra, le spalle appoggiate al muro sotto la finestrella a grate.

Tsuzuki sa quanto Hisoka tema di non essere alla sua altezza, quando tenti, nel suo timido e contorto modo, d'essere utile, di non essere l'intralcio che ogni sedicenne teme di essere per un adulto. Di non essere debole, dipendente, un peso nel lavoro già complicato dello shinigami. Per questo, quella mattina, nella nebbia dell'alba, non ha dato peso a ciò che Hisoka premeva di sapere, alla preoccupazione evidente nella sua voce.

Però, deve essergli sfuggito qualcosa, mentre Hisoka gli offriva uno spunto per parlare, la colazione, e poi improvvisamente lo accusava d'essere codardo, di temere il giudizio degli altri quando non esita a rimproverare i suoi protetti dello stesso errore. Ed implicitamente gridava "Non puoi fidarti di me?! Anche se sono solo un ragazzino.. non potresti fingere non lo sia, per una volta?". Tsuzuki non aveva voluto dargli un significato particolare, solo lo sfogo frustrato di un adolescente che si trova invischiato in un caso con la persona che odia di più tra questo e l'altro mondo, e che per di più teme di non essere abbastanza per risolverlo.

Non è che non si fidi di lui, vorrebbe che lui capisse, è solo che non può permettersi di rivelare ciò che Tatsumi sa, e che lo ha allontanato da lui quando era l'unica sua ancora al mondo. Non può rischiare un altro abbandono, non da Hisoka, che ama da una vita e con un'intensità quasi dolorosa.

Ha sicuramente sbagliato. Ma d'altronde, non è che Tsuzuki sia qualcuno che abitualmente indovina gli stati d'animo degli altri, né si assume la responsabilità d'affermare che comprende i colpi di testa a volte assurdi di un ragazzino chiuso come Hisoka. Gli dispiace, perché Hisoka sembrava veramente ferito, questa volta, e sa sia colpa sua, per non aver compreso prima.

E' solo che non è semplice intuire quanto ad Hisoka importi effettivamente di Tsuzuki. A volte, sporadicamente, c'è quel lato un pò bambino di lui che emerge, ed allora un broncio si trasforma in un sorriso lieve, appena accennato. Ma è tutto qui, perché il Muro, come Tsuzuki tra sé e sé l'ha battezzato, impedisce qualunque manifestazione di debolezza, come Hisoka la chiamerebbe. E dunque è sempre attento ad esporre all'esterno solo emozioni controllate, espressioni neutrali. Gesti quasi impercettibili, persino in una situazione di estrema frustrazione. Sensazioni che non appaiono mai in superficie, e che, quando appaiono, anche se lievemente, Tsuzuki non sa come interpretare, a cosa rapportarle.

Molto semplicemente, Tsuzuki attribuisce ogni stizza, ogni rancore, ogni nervosismo, a sé stesso, al proprio comportamento. Il risultato è che si sente ogni volta da schifo, ma questo non è qualcosa su cui poi farebbe mai un punto della situazione, non è come se fosse importante. E' qualcosa che forse non è che meriti, ma nemmeno che non meriti. Una specie di via di mezzo, perché non riesce ad esimersi da ogni colpa, soprattutto se non può fare a meno di sentirsi in parte responsabile. E certamente gli umori di Hisoka sono spesso condizionati da un comportamento troppo indolente, o pigro, o involontariamente 'troppo' canzonatorio, da parte di Tsuzuki. 

Ed ora, non sa esattamente come rapportarsi. Mentre Hisoka era dietro il muro che li separa ancora ora l'uno dall'altro, a mollo nell'acqua, Tsuzuki osservava il crepitare delle fiamme nella stufa. Non era una preoccupazione espressa esplicitamente, ma Hisoka aveva ripescato il discorso della mattina, come dimentico del modo quasi brusco in cui Tsuzuki l'aveva chiuso, ed era stato allora che Tsuzuki aveva compreso.

"Più in basso di così non possiamo scendere. Ora dobbiamo solo risalire la china, non credi?"

E' incredibile per Tsuzuki quanto un'affermazione possa arricchirsi di sfumature se è Hisoka a pronunciarla, quanto possa essere dubbia di significato, quanto affetto e preoccupazione possa sottintendere. Però, per la prima volta Tsuzuki comprende che la preoccupazione di Hisoka si fonda sull'impossibilità di comunicazione tra di loro. Sui muri troppo alti, forse, per essere abbattuti. E questo riempie Tsuzuki di gratitudine, per aver potuto finalmente confermare a sé stesso non fosse il rapporto unilaterale che credeva fosse in alcune situazioni, o un mero cameratismo tra colleghi, il semplice affetto per qualcuno con cui si è obbligati, più o meno volentieri, a dividere ogni giornata.

E' qualcosa di importante, qualcosa che merita, agli occhi di Hisoka, di essere espresso. E Tsuzuki ne è consapevolmente felice. Immensamente felice, come non credeva avrebbe mai potuto essere.

Tsuzuki sa di aver ringraziato a parole Hisoka. Sa di aver schiuso le labbra, di aver espresso una parola grata a qualcuno che per la prima volta sembra ricambiare interamente il suo affetto, anche se non nel modo che probabilmente Tsuzuki stesso desidererebbe. Ma sa anche non sia abbastanza. Ed ha l'intenzione devota di assolvere quel ringraziamento, in un modo o nell'altro, con tutto l'entusiasmo con cui ha sempre affrontato ogni rapporto.

Ed ora sa anche, che l'entusiasmo espresso ad Hisoka non era mai vano. Non era mancato il sorriso nascosto durante i suoi sbadigli nei meeting, né mentre lo trascinava in una caffetteria per assaggiarne le specialità, né tanto meno nel trasporto di un abbraccio. Gli sembra quasi che ogni proprio comportamento sia stato assorbito dall'altro, durante quei lunghi sguardi di sottecchi che Hisoka avrebbe giurato sulla propria morte di non avergli indirizzato, quasi potesse imparare a memoria ogni suo lamento, lacrima, broncio, sorriso.

Il vapore si schiarisce, diradandosi attraverso la finestra e sparendo in nuvole nel riflesso evanescente della luna. Tsuzuki sospira, ricontrae i muscoli abbandonati all'oblio d'acqua di quel calore, deciso a terminare, con la conclusione di quei pensieri, anche la parentesi rilassante della serata appena trascorsa. Ed in quel momento sente il rumore appena accennato di un passo che riconoscerebbe tra mille, leggero e felino come il proprietario, il bussare quieto contro la porta di legno spesso.

-Tsuzuki? Ti sei addormentato?- ed il mormorio sottovoce nell'ormai sceso silenzio dell'abitazione, oltre la parete.

-Certo che no! I giovani d'oggi.. non hanno idea di quanto migliori le capacità cerebrali rilassarsi con un bel bagno caldo!- afferma scherzosamente in replica, un sorrisino appena accennato sulle labbra. Con proprio divertimento, sente Hisoka sospirare rumorosamente oltre la porta, ed il sorriso si accentua.

-Questo perché i giovani non hanno bisogno di accelerare le capacità cerebrali, baka.. solo per i vecchi come te è indispensabile.- afferma con una certa dose di ironia gentile mista a irritazione, probabilmente, Tsuzuki può immaginarlo, con quel solito broncio infantile ed incantevole.

-Su, esci. Watari dorme già. E non vorrei ti addormentassi anche tu.- sottolinea ancora, non attendendo risposta. Tsuzuki risponde annuendo tra sé e borbottando un assenso, pensando solo a quanto Hisoka sia delizioso persino imbronciato, l'immagine marchiata momentaneamente nella sua testa e nei suoi occhi. Attende che i passi si allontanino, e poi si avvolge in un accappatoio, caldo ancora per i vapori esalati dall'acqua.

E' probabilmente nel suo sorriso che Tsuzuki cercherà conferma dell'importanza di quel rapporto. Forse perché i sorrisi di Hisoka non mentono mai. E' solo lui a riuscire a mentire persino attraverso essi, aggiunge tra sé tristemente. E forse, un giorno, quel legame sarà abbastanza forte per reggere ciò che Tsuzuki vorrà dire. A proposito di passato, presente, e futuro. Di ciò che ha commesso, di ciò che prova.

Di ciò che proverà per sempre.

 

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